Storia dei comuni

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O

۶- Offagna
۶- Offida
۶- Orciano di Pesaro
۶- Ortezzano
۶- Osimo
۶- Ostra
۶- Ostra Vetere
 
 

 


Offagna

Di Offagna non si hanno riferimenti certi per il periodo preromano e romano. La prima notizia di un certo rilievo accenna un’iniziaiva dell’arcivescovo ravennate che nell’alto Medioevo concesse il centro marchigiano a nobili germanici. Offagna ha avuto dal 1200 al 1400 un storia in comune con quella di Osimo. Passò definitivamente ad Ancona nel 1445 per volere di papa Eugenio IV°, seguendone le vicende. Poi, come tutte le Marche, entrò a far parte in forma stabile dello Stato della Chiesa fino alla riunificazione. La pregevole fattura di diversi palazzi nobiliari, alcuni dei quali sono tuttora in discreto stato di conservazione, ne attestano la relativa importanza al di là della scarsità dei rilievi storici.

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Offida

Offida vanta origini antichissime e molti affermano, anche a causa di numerose necropoli rinvenute nella zona, che i primi abitatori fossero i Pelasgi. Alcuni ritengono che il toponimo derivi da Ophis (serpente) perché gli antichi abitatori adoravano il serpente, genio del luogo, mentre altri non escludono l’origine da Opidum località fortificata dell’epoca romana. Durante il periodo della dominazione dei duchi longobardi, Affida fu sede di un castaldo e nel 1039 Longino di Azone, signore del luogo, donò la maggior parte dei suoi possedimenti all’abazia di Farfa. Nel Medioevo Affida sostenne diverse lotte con Ascoli e cruenti furono i dissidi fra le potenti famiglie locali dei Boldrini e Baroncelli terminati con la strage dei primi il giorno del Corpus Domini del 1522 e la fuga da Affida di Carlo Baroncelli. Nel 1291 il papa Nicolò IV° concesse ad Affida il potere di eleggere i podestà, i consoli ed i priori.

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Orciano di Pesaro

Orciano è situato sulla sommità d’un colle che separa le valli del Metauro e del Cesano. Il territorio è in prevalenza collinare. Fin dal 777 fu sottoposto al governo di Fano dall’esarca di Ravenna prima e dal Barbarossa poi (1192). Nel 1196 fu infeudato agli Ubaldini di Città di Castello e quindi fu dei Maltesta (1306-1356). L’Albornoz lo riportò nel vicariato di Fano di cui seguirà le vicende sino al secolo XVI°. Il duca Guidubaldo II° della Rovere lo infeuderà come contea al suo generale Mandriano e nel 1550 al conte Pietro Bonarelli di Ancona. Sarà poi sempre sotto il diretto controllo dei Feltreschi. Fu sede dell’Accademia dei Tenebrosi.

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Ortezzano

Antico insediamento delle genti picene al pari degli altri abitati della zona, sul territorio di Ortezzano diversi sono i rinvenimenti d’età romana. Ma è soltanto nel Medioevo che questo centro del Subappennino marchigiano viene citato da fonti storiche locali. Insieme a numerosi paesi limitrofi appartenne alla potente abbazia di Farfa, e in seguito divenne possedimento di Fermo. Nel 1415 fu assediato e occupato dalle milizie di Carlo Maltesta, che solo un anno dopo rese stabile la breve conquista. A saccheggiarlo nel 1549 fu il vicelegato della Marca. Seguì poi le vicende storiche fermane e quelle dello Stato Pontificio, di cui entrò definitivamente a far parte fino alla riunificazione d’Italia.

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Osimo

Osimo, l’antica Auximon, qualora si voglia seguire la tradizione degli storici locali sarebbe stata fondata tra il settimo ed il sesto secolo avanti Cristo da quegli stessi coloni greco-siculi che già avevano dato vita ad Ancona, on l’intento, appunto, di ampliare (come indica l’etimo greco) la colonia anconetana. un secolo dopo, per il fatto di sorgere in un sito strategicamente importante (su una cresta di colline che domina le con valli tutt’attorno) fu oggetto di disputa tra Piceni e celti. La popolazione italica per fronteggiare i Galli s’alleò con i Romani, che però finirono per soggiogare l’intera area (270 a.Cristo) Tre anni dopo Auximum diventa municipio. Nel 175 a.Cristo i censori Postumio Albino e Muzio Scevola cinsero Osimo di mura e l’adornarono di edifici cui restano ancora oggi tracce (Fonte Magna e due assi viari, oltre le mura). Numerose sono le testimonianze della vita civile romana (statue, iscrizioni, sarcofagi). Per secoli Osimo, definita urbs, è stata più importante di Ancona, menzionata come semplice castrum, castello, porto marittimo esimano. A chiamarla “città principale del piceno” è tra gli altri, Procopio, che descrive l’assedio di cui la cinge Belisario, al comando di un esercito di 11 mila bizantini, per strapparla alle truppo del goto Virige. Un assedio che dura ben sette mesi. rovesciate le posizionala città tenuta dai bizantini resiste con successo all’assedio dei goti di Totila. Osimo poi entra a far parte del dominio papale grazie alle donazioni carolinge. Ma nel 1100 è libero comune, in grado, quindi, di poter decidere in modo autonomo per lo meno della propria economia. Ne è testimonianza una stipula commerciale con il vescovo di Numana per l’affitto del porto. Un contratto firmato da sei famiglie osimane maiores e due minores. UN’espressione della crescita civile osimana la si può cogliere negli statuti, che sono tra i più antichi delle Marche. Essi ci parlano di una città divisa in tre terzieri, ciascuno dei quli controlla una parte del territorio circostante, di una milizia cittadina, di un Consiglio dei Cinquecento e dei Duecento, del progettato ampliamento delle mura (rispetto a quelle già imponenti del periodo romano, progetto realizzato nel ‘300). Osimo diventa così l’epicentro di un vasto e popoloso territorio, che ingloba oltre ai centri limitrofi, castelli, pievi e ville. Profonde modifiche li subirono gli statuti allorché a dettar legge furono le Costituzioni Egidiane, promulgate dal cardinale Albornoz, che intendeva mettere da un parte locale e dall’altra riaffermare su tutti il potere della sede romana. Nel 1399 Osimo divenne feudo dei Maltesta (fino al 1430) che fecero edificare una cittadella interna da cui difendersi dalle sollevazioni locali, in corrispondenza dell’attuale colle del vescovado. Fortezza che fu distrutta nove anni dopo, e sostituita dalla Rocca Pontelliana, di cui restano evidenti tracce. Imponente è il numero degli antichi edifici nobiliari. Tradizione cui si riallaccia l’espansione edilizia di questo dopoguerra.

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Ostra

Ostra prende nome dall’antica città umbro-gallica, situata un tempo sulle sponde del fiume Misa, distrutta dai Goti nel 409 d.C. La tradizione vuole che i supersiti riparassero sul monte di Bodio, dando origine alla comunità, che prese il nome di Montalboddo. Nel 1194, dopo un lungo periodo di fermenti poopalari, si costituì un libero comune, sottraendosi all’egemonia degli arcivescovi di Ravenna. Nel periodo delle signorie fu, con alterna fortuna, domino dei Paganelli, dei Malatesta, di Braccio da Montone, degli Sforza e dei Montefeltro. Nel 1454 si pose definitivamente sotto il diretto dominio della Chiesa. Nel 1790 fu proclamata città da papa Pio VI° con “Motu Proprio” e nel 1881, rivendicando le antiche origini, prese il nome di Ostra che tutt’oggi conserva.

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Ostra Vetere

Con l’arrivo dei Romani viene colonizzato il territorio del centro demico di Ostra, nome che forse deriva da una radice indo-europea che ha prodotto il latino Australis “posto a sud” e il germanico Austra “meridionale”, proprio per la sua localizzazione dell’area italiana conquistata dai Celti. L’antico centro, già ubicato nell’attuale territorio di Ostra Vetere in una località definita Muracce per la presenza di ruderi in superficie, venne costituito in Municipium e inserito nella tribù Pollia. Con la conquista romana si provvide anche a collegare Ostra ai centri urbani di Sentinum e Sena Gallica per mezzo di un diverticolo della via Flaminia tracciato lungo la valle del Misa; il territorio ostrense fu inoltre ripartito ed organizzato con la creazione di una centuriazione.

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info: marcha@altervista.org