Storia dei comuni
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Jesi
Jesi, l’antica Aesis, si ritiene sia stata l’ultimo avamposto degli Umbri in territorio piceno. Situata su una collina poco distante dalla riva sinistra dell’Esino, prima di divenire colonia romana (247 a. Cristo), per mezzo secolo vide il proprio territorio percorso in lungo ed in largo dai Galli Senoni. La funzione di cerniera tra popoli e culture differenti in un certo senso fu confermata da Augusto che ne assegnò il territorio parte alla V° e parte alla VI° regio. Al di là dei precedenti insediamenti la data di nascita della città si può far coincidere con l’arrivo dei Romani che alla prima metà del III° secolo s’impadronirono dell’ager Gallicus e dell’ager Picenus. La continuità demica da allora, nonostante il susseguirsi delle invasioni, non fu più interrotta. un principio che può applicarsi allo stesso tessuto urbano: l’attuale piazza Federico II° corrisponde all’antico Foro. In epoca romana Cupramontana e Planina furono i due centri vicini e rivali di Aesis, ma a differenza di quest’ultima, che era stata inserita nella Pentacoli annonaria dai Bizantini, non sopravvissero ai saccheggi e alle distruzioni operate da Goti e longobardi. Un ulteriore riconoscimento per jesi fu l’evoluzione a diocesi, come conferma la menzione di un suo vescovo nel 680 d.C. Con altre sette città della Pentacoli Ottone III° la donò a papa Silvestro II°. Sul suo esteso territorio sorgevano 29 abbazie camaldolesi e benedettine insieme a numerosi possedimenti dei conti di Jesi (gli Attoni, di stirpe longobarda) e quelli di altri piccoli centri. L’avvento del comune attorno al 1200 segnò il tramonto del feudalesimo. Nobiltà locale, piccoli artigiani e commercianti s’allearono e cominciarono la conquista del contado, che sottrassero ai grandi feudatari laici ed ecclesiastici. Jesi fu dichiarata regia da Federico di Svevia che vi ebbe i natalinel 1194. Il comune che ottenne piena autonomia passò pertanto alla fazione ghibellina. Jesi fu occupata successivamente da vicario pontificio Filippo Simonetti, da Galeotto Malatesta, da Braccio di Montone, e da Francesco sforza, di cui divenne un autentico caposaldo. Nel 1477 tornò sotto il dominio pontificio. Occupata dai Francesi nel 1797, nel 1815 venne assegnata di nuovo ai papi, cui rimase fino al 1860.
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