Storia dei comuni
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Il territorio di Fabriano risulta essere stato abitato fin dalla preistoria. Il primo nucleo abitativo di cui restano tracce venne eretto nel periodo delle invasioni barbariche (409 d.C.) a seguito delle distruzioni dei municipi romani di Attidium e Tuficum. Divenne libero comune nel 1160 e proprio in un documento così datato si ha la prima menzione certa di un locus Fabriani risalente al 1065: vi si parla esplicitamente di due castelli feudale eretti presso il fiume Giano, uno di fronte all’altro.
L’evoluzione degli stessi, amplificatisi fino a congiungersi in un unico centro abitato,raggiunse il suo massimo splendore nei secoli XIII° e XIV° secolo. E proprio nel XIII° secolo Fabriano acquistò fama in Italia e in Europa per le fondamentali innovazioni apportate al processo di fabbricazione della carta, fra cui la filigrana.
Nella seconda metà del 1300 la potente famiglia dei Chiavelli trasformò il libero comune in signoria e nei sessant’anni del suo dominio la città raggiunse il suo massimo grado di prosperità, dal fiorire delle attività manifatturiere, al commercio della carta, al notevole impulso della scuola pittorica assai vivace in quel tempo. La città diede i natali infatti al grande pittore Gentile da Fabriano. Nella seconda metà del 1400, dopo il dominio di Francesco Sforza, passò sotto quello della Chiesa (papa Eugenio IV°) e la sua vita economica e culturale lentamente decadde. Nel 1849 fece parte della Repubblica Romana, e nel 1860, alla liberazione delle truppe sabaude e dopo un plebiscito, si unì al regno d’Italia.
L’origine del centro abitato di Falconara è da ricollegarsi sicuramente alla costruzione del castello sulla collina, edificato, secondo alcuni storici, per ordine dei conti Cortesi proprietari di un gran numero di terre nei dintorni di Ancona. Le prime notizie certe su castello risalgono al 1225 quando i Cortesi si affidarono, con tutti i loro castelli, alla protezione di Ancona. L’aggregazione ad Ancona è confermata d’altronde nella Descriptio Marchiae Anconitae del cardinale Albornez. In seguito all’annessione del Castello di Falconara alla giurisdizione di Ancona, questo divenne una delle “castella” del contado pur mantenendo alcune autonomie ammnistrative. Molti documenti danno notizia già nel XV° secolo di decisioni adottate da consiglio della comunità di Falconara, ma bisogna attendere la metà del cinquecento per avere ben definita la sua struttura comunale. Falconara ed il suo castello rivestì sempre per Ancona una notevole importanza per motivi di ordine strategico ed anche economico (le terre erano particolarmente fertili). Dal punto di vista economico però Falconara fu caratterizzata da una situazione di immobilismo, le proprietà terriere restarono infatti nei secoli sempre alle stesse famiglie, i Ferretti, i Fatati, i Torriglioni, i Bourbon del Monte. Nel vecchio centro mancò poi del tutto ogni attività manifatturiera. La grande trasformazione di Falconara avvenne negli anni immediatamente la costruzione ferroviaria Ancona-Orte e Ancona-Bologna (1860-70). A partire da quel momento cominciò la lenta ma inesorabile decadenza di Falconara Alta ed il relativo spostamento di tutte le attività verso il borgo sulla costa, Falconara Marittima. I primi 20 anni del Novecento furono un periodo di grande espansione economica e la città fu sede di importanti convegni politici.
Il periodo d’oro fu bruscamente interrotto dall’avvento del fascismo e dell’annessione del comune di Falconara ad Ancona. Dopo secoli di autonomia la città cessò di esistere e solo nel dopoguerra un comitato cittadino appositamente costituito (e presieduto dal dottor Piero Pergoli) riuscì riottenere la ricostruzione del comune.
Falerone si evidenzia come una delle località più rappresentative del Piceno e della regione. Unisce, ad un tempo, testimonianze notevoli dell’epoca romana e forme di civiltà contadina che vengono con molta cura periodicamente espresse in manifestazioni di folklore. Ebbene a tal proposito vanno ricordate le manifestazioni legate all’origine “Contesa de la ‘Nzegna”. Si svolge nella seconda domanica di agosto, con una gara tra contrade che si protrae per due giorni e che vede carri agricoli allegorici ancora tirati da bovini, mentre la sera precedente folkloristiche veglie contrappuntano la notte di luci e canti.
Nell’antichità romana, Fano era Fanum Fortunae. Cesare scrisse che la occupò appena passato il Rubicone. Il Tempio della Fortuna, che diede il nome e l’origine della città, sorse molto prima. Nel 207 a.C. fu combattuta, a qualche chilometro dall’abitato, la famosa battaglia tra Romani e Cartaginesi, storicamente conosciuta come battaglia del Metauro. La strada consolare Flaminia. che da Roma giunge a Fano, favorì certamente lo sviluppo del primo nucleo di abitazioni. Nel 540 Fano rovinò bruciata dai goti di Vitige. I generali di Giustiniano, Belisario e Narsete, la ricostruirono (541-565). Fano fu centro della Pentacoli marittima formata dalle città di Rimini, Pesaro, Fano Senigallia ed Ancona e papa Giovanni VIII°, per mettersi al sicuro fuori Roma, dimorò in questo centro nell’873. Nel 999 Ottone secondo donò Fano a papa Silvestro II°, mentre nella prima metà del secolo dodicesimo Pesaro e Senigallia posera d’assadio a Fano con proponimenti distruttivi, assedio che fallì, (1140) in seguito al patto d’alleanza concluso tra Fano e Venezia. Nel 1241 la città fu assediata da Federico II° che. non avendola potuta espugnare, si sfogò devastandone il territorio.Poi (1259) ebbe la dominazione di Manfredi, principe di Taranto. Al principio del XIII° secolo, Fano ebbe per qualche anno il dominio della famiglia d’Este, e dopo violenti tentativi, i Malatesta imposero la loro dominazione sul territorio fanese. Caduta la signoria dei Malatesta, il territorio danese passò al dominio diretto della Chiesa, opponendosi sempre tenacemente alle mire del duca di Urbino che voleva aggregarsi l’antica Fanum. Il primo maggio del 1501 papa Alessandro VI° Borgia elesse il figlio Cesare vicario perpetuo della città, il quale, a sua volta, elesse Fano come sede del commissario generale per il ducato di Romagna. Caduti i Borgia, Fano tornò sotto il dominio diretto di Roma e poi sotto quello del principe di Macedonia, un papista che nel 1516 e nel 1526 dovette rifugiarsi nella rocca e difendersi dai sanguinosi attacchi dei fanesi. Dopo altre peripezie le forze di Lorenzo de Medici furono assediate a Fano (1517) da quelle di della Rovere e, nel 1533, i principali partigiani dei Medici furono uccisi nel palazzo Civico, dopo una violenta sollevazione popolare. Ma la lotta contro i tentativi dei duchi di Urbino fu quella che pi+ù tormentò i fanesi. Il pontificato del concittadini papa Clemente VIII°, Ippolito Altobrandini, (1592-1605), non migliorò le condizioni anche se molti fanesi che altrove avevano acquistato lustro e ricchezza, eressero palazzi signorili, fecero costruire e decorare templi, favorirono gli studi istituendo collegi ed accademie e quella che fu una famosa università che fu poi soppressa nel 1894 da Leone XII°. Durante il periodo Napoleonico Fano, nel febbraio 1797, fu aggregata alla Repubblica Romana, nella quale fu città di confine con la Repubblica Cisalpina. Questa delicata ubicazione fu causa di un vero martirio della città specie nel 1799, allorché cominciarono gli attacchi, gli sbarchi ed i saccheggi degli austro russo turchi, cui seguirono contrattacchi, saccheggi, fucilazioni dei francesi. Nel periodo del tramonto Napoleonico, Fano ritornò città di confine tra lo Stato Pontificio ed il regno di Napoli perché Gioacchino Murat dichiarò suo confine il Metauro. Altre reazioni, altre lotte. altri contributi di sangue e di energia per la libertà, videro sempre i fanesi tra i primi sia nel 1815, che nel periodo dal 1831 al 1870. All’alba del 12 settembre 1860, battute le truppe pontificie Fano si unì al Regno d’Italia. Fano fu sede di un collegio dove fin dal 1680 si insegnava il diritto canonico e civile, filosofia, teologia e medicina. A tale collegio il 25 Febbrai 1729, papa Benedetto XIII° concesse il diritto di conferire lauree che avevano lo stessovalore di quelle dell’università di Bologna, Padova, e d qualunque altro Studio generale d’Italia. L’Imperatore Carlo VI° poi col suo diploma del 23 giugno 1731, dichiarava che le lauree concesse dall’Università di Fano erano valide in tutto il Sacro Romano Impero, e cioè in Geramnia, in Italia, in Spagna e Francia. Papa Leone XII° nel 1824 tolse il diritto all’Università di Fano di concedere lauree. Tale diritto fu tenacemente conservato fino al 1841 per un periodo di 161 anni. Anche oggi Fano è un noto centro di studi.
la città ha origini romane posta come caposaldo a difesa della via Flaminia. Fece poi sempre parte del ducato d’Urbino e solo nel 1607 un consiglio locale iniziò ad amministrare il borgo. Nel 1818 divenne comune e l’emancipazione fu completa. Nel territorio di Fermignano si trova la Gola del Furlo attraverso la quale scorre il fiume Candigliano. Nel punto più stretta della gola, l’imperatore vespasiano fece aprire una galleria tra il 76 ed il 77 d.C. Anticamente chiamata Petra Pertusa o Forulus fu sempre di notevole importanza strategica e vi si svolsero numerose battaglie.
Tracce di una necropoli risalente all’VIII° secolo a.C. furono rinvenute a nord di Fermo, a testimonianza di un insediamento estremamente antico. La città fu già un importante centro piceno che attraversò un periodo di assoggettamento ai romani a partire del III° secolo a.C. Nel 264 divenne una colonia di diritto latino col nome di Firmum Picenum. All’inizio del I° secolo Fermo fu l’unica città a restare fedele a Roma nel corso delle guerre sociali. Nell’88 divenne così municipio Optimo Iure. Iscritto alla tribù Velina. Per tutto il periodo dell’Impero, Fermo restò il maggiore centro della V° regione italica. Nel 408 il centro venne conquistato da Alarico e cinque anni più tardi fu invaso da Ataulfo, subendo gravi devastazioni anche durante l’assedio posto da Autari nel 584. Sotto i longobardi, Fermo iniziò a gravitare sotto il demonio del Ducato di Spoleto e nel 774 entrò a far parte dei possedimenti pontifici. Nel IX° secolo, la città estese la propria influenza su un territorio alquanto vasto diventando nel periodo immediatamente successivo il capoluogo della Marca Fermana. Quest’ultima restò autonoma ed indipendente fino al XIII° secolo. Fermo fu un centro che si schierò dalla parte dei Guelfi e venne raso al suolo una prima volta nel 1176 dall’Arcivescovo di Magonza Cristiano, il quale era alla testa delle milizie del Barbarossa. Fermo fu poi nuovamente assalita nel 1185 e conquistata da Enrico VI°. Verso la fine del XII° secolo la città si eresse a libero comune acquisendo con un atto di Ottone IV° nel 1211 i privilegi e le conferme del suo status sulla base dei suoi possedimenti. Fermo venne conquistata da Federico II° nel 1242 e successivamente da Manfredi nel 1258. Il comune fermano cominciò a questo punto le lotte nei confronti di Ascoli per il predominio della regione. Nel secolo XIV° la città fermana dovette subire le signorie di Mercenario da Monteverde, Gentile da Mogliano, Giovanni Visconti di Oleggio, Rinaldo da Monteverde, Antoni Aceti, Ludovico Migliorati e Francesco Sforza. Tutti questi nobili si sono alternati al potere dal 1331 al 1446. Una volta ritornata sotto il diretto dominio del pontefice, Fermo fu ancora travagliata nei primi anni del XVI° secolo da una serie di dissidi interni caratterizzati da rapidi mutamenti di orientamento politico. Quando Paolo III° la dichiarò ribelle, venne mandato Pier Luigi Farnese dallo stesso papa a saccheggiarla nel 1538. da quel momento per oltre un secolo fermo si trovò sotto il dominio diretto di un parente del ponteficio. Nel corso del periodo Napoleonico, Fermo fu nominata capoluogo del Dipartimento del Tronto. In seguito alla restaurazione pontificia, la città mantenne la propria supremazia su Ascoli istituendo verso la metà dell’800 due governi provvisori. Nel 1860 truppe regolari piemontesi fecero il loro ingresso a Fermo la cui storia poi ricalcò negli anni seguenti le stesse linee degli altri grossi centri marchigiani.
Le origini di Fiastra sono remote. Reperti archeologici, venuti alla luce in varie epoche, testimoniano insediamenti umani sin dall’età neolitica; all’età romana risalgono i toponimi di Poggio, Trebbio, Fieni e forse Podalla, insieme ai vari oggetti rinvenuti nel 1878, nel 1950 (colla formazione del lago) e nel 1965 (durante i restauri della chiesa di S.Lorenzo a Lago). Certamente dall’età del bronzo a quella degli umbri con importazioni di suppellettili ellenistica, all’età romana, viene testimoniata senza interruzione l’antica origine e l’esistenza di Fiastra. Nel basso medioevo, essendovi una certa prosperità per la floridezza della pastorizia e dell’arte della lana, ed essendo inoltre disponibile in loco ottimo materiale da costruzione, il territorio si infittì di solidi castelli. piastra divenne presto il centro geografico e politico. Il Castrum Flastrae le cui origini sono remote antecedenti comunque all’XI° secolo, si ergeva sul colle di S.Paolo. Negli anni successivi Fiastra passò sotto il dominio di re Manfredi (1259), dei Varano (1262), degli Sforza (1443), ancora dei Varano (1447) ed infine nel 1545 alla giurisdizione diretta della Chiesa. gli statuti del comuni furono compilati anche se altri campitoli vennero aggiunti fino al 1643, sotto il domino di Francesco Sforza.
La storia di Filottrano è millenaria. Già nel V-IV° millennio a.C. esistevano già delle popolazioni capannicole 8era neolitica). Nel I° millennio avanti Crostosi segnala una presenza della civiltà picena e successivamente una dominazione celtica. Al museo archeologico nazionale di Ancona è possibile vedere oggetti di ferro, in rame ed in oro. Filottrano come cittadina sorge intorno all’anno Mille. Il suo nome deriva da Ottranto, u personaggio di origine longobarda. Ai suoi figli è dovuta l’acquisizione del toponimo attuale. Filottrano fu saccheggiata ed incendiata nel XIV° secolo da soldati di ventura. Nel XV° secolo ci sono stati inoltre scontri con Osimo per motivi di confine. Nel 1790 papa Pio VI° la nomina città per la sua importanza come comune.
Fiordimonte, piccolo centro marchigiano, che attualmente supera di poco le duecento anime, come insediamento umano ha origini preromane. Nel suo territorio è stata infatti rinvenuta un architrave con inserzione picena. Del borgo, che ha sempre seguito le vicende storiche del Camerunese, si ha notizia, invece, soltanto nel Medioevo. Resti piuttosto ben conservati di mura medievali ne testimoniano la relativa importanza. A Macerata e Camerino i notabili fiordimontesi si recavano insieme con quelli di Nemi (comune che sorge più a monte, adagiato in pendio sul fianco destro della valle del torrente Fornace) di Valle e Castello, che formano un unico centro, protetto ancora da mura medievali.
Le origini romane di Fiuminata, comune dell’Appennino marchigiano che s’estende nell’alto bacino del torrente Potenza, sono attestate da una pietra miliare e da laterizi di una “statio” che sorge sull’antica via consolare e che unisce l’antica Nuceria Camellaria (Nocera Umbra) e Septempeda (San Severino Marche). A partire dal basso Medioevo Fiuminata fu prima libero comune, per divenire, in un secondo momento, possesso dei duchi di Camerino (dal 1283 al 1545). Infine, intorno alla metà del secolo XVI°, entrò nell’orbita dello Stato Pontificio. Storia non distinta da quella del comune maggiore hanno avuto altri piccoli centri quali Castello e Pontile, Spindoli, Massa e Laverino (quest’ultimo più amonte).
Folignano sorse in epoca medievale come fortezza ascolana da cui venivano controllati gli spostamenti delle genti d’Abruzzo. Nel 1267 venne distrutto quasi completamente per mano delle milizie di Manfredi; successivamente il comune fu dato in feudo a Giovanni Tibaldeschi da papa Bonifacio IX° nel 1394. Folignano, come tutti i domini pontifici, piccoli e grandi, subì le conseguenze nefaste delle guerre che i papi intrapresero con le diverse potenze europee. Nel 1557 fu messo a ferro e fuoco dalle truppe del duca d’Alba durante la guerra tra Paolo IV° e la Spagna. Un colpo tanto duro (per le strutture e per la vita sociale del piccolo paese) da limitare per sempre l’espansione di Folignano.
Situato sul crinale del contrafforte che separa la media Val d’Aso dalla testata del fiume Tesino, Force è un centro appenninico di una certa importanza, citato per la prima volta nell’XI° secolo come possesso dell’abbazia di Farfa. Sul finire del secolo successivo divenne libero comune.
Da Pio VII° il comune ottenne il titolo di città nel 1804.
Nel pianoro di San Martino, naturalmente delimitato dal Metauro, dal fosso della Conserva e dal piede della collina di Monteragnolo gli scavi archeologici vanno progressivamente rimettendo in luce i resti della città romana di Forum Sempronii di cui Fossombrone eredita il nome, ma non la posizione. Forum Sempronii deve il suo nome ad un membro della gens Sempronia, forse il tribuno Caio Sempronio Gracco che fra il 133 e il 126 a.C. avrebbe elevato a rango di furono un precedente abitato. Divenuta poi municipium, la città attraversò un periodo di prosperità nei primi due secoli dell’impero, per venire poi progressivamente abbandonata a partire dal V° secolo, quando la sua posizione sulla Flaminia la rese particolarmente esposta alle incursioni ed ai saccheggi barbarici. Fin dal IV° secolo d.C. Fossombrone fu sede vescovile. Sotto il dominio bizantino fece parte della Pentacoli Annonaria con Urbino, Cagli, Gubbio, Jesi; probabilmente venne distrutta dai Longobardi nel IV° secolo assieme ad altre città della zona, e poi ricostruita sul colle di Sant’Albedrando da cui si sviluppò la città attuale. Passò in potere di Silvestro II° nel 999 e intorno al 1200 sotto oil pontificato di Innocenzo III° divenne feudo di Azzo VI° d’Este. Nel 1228 sotto Azzo VII° la città venne subinfeudata al vescovo Monaldo, finché nel XIV° secolo passò ai Malatesta. Vastissima era in questo periodo l’attività delle confraternite che fondarono, fin dal XIII° secolo numerosi ospedali che avevno la doppia funzione di ospitalità e di luoghi di cura per gli ammalati. Fu Galeazzo Malatesta, signore di Pesaro, che nel 1445 vendette Fossombrone a Federico da Montefeltro per la somma di 13.000 fiorini e la città entrò così a far parte del ducato di Urbino. Nel 1631, con l’estinzione della famiglia ducale, anche Fossombrone passò allo Stato della Chiesa sotto il cui potere rimase fino all’unità d’Italia. Nel secolo XIX° e XX° Fossombrone risentì del favore della vita politica, economica e culturale che stava vivendo tutta la penisola. Due illustri cittadini, Francesco Maria Torricelli poeta e letterato e Luigi Mercantini letterato, rappresentarono degnamente la città durante i moti risorgimentali; l’industria serica, che ebbe un impulso propulsore nel XVIII° secolo, con l’impiego di numerosi capitali, si sviluppò notevolmente e rimase in vita fin dopo la guerra (1950).
Le prime notizie su Francavilla d’Ete risalgono al 1145 e accennano a un castello di proprietà del vescovo di Fermo, di fatto tenuto da Gilberto di Brunoforte. La storia successiva del paese è intimamente legata a quella del comune di Fermo, di cui segue nella buona e nella cattiva sorte le vicende. Nel 1221 il comune viene infeudato ai possedimenti dei conti di Monteverde, nel 1375 a quelli di Riccardo Cancellieri, infine diventa possesso di marco Zeno.
La costruzione del castello pare risalire all’Ottocento. all’inizio il castello dipendeva dai monaci di Classe di Ravenna poi fu sotto il dominio di Fano. Nel 1218 fu fortificato per opporre valida difesa ai Fossombronesi. Nel 1348 e nel 1354 si ribellò alla signoria di Galeotto Malatesta. Fu poi devastato dalle truppe di Fra’Moriale e del Piccinino. Nel 1398 Bonifacio IX° concesse le Fratte ed altre signorie ai conti di Miralbello e Monte Vecchio. Nel 1427 Fratte fu occupata da Federico da Montefeltro e nella prima metà del secolo XVI° ritornò sotto il dominio danese. Si chiamò Fratte sino al 1862 aggregata al comune di San Lorenzo. Ottenne l’autonomia amministrativa solo nel 1937.
Frontino è l’antico Castrum Frontini, forse di origine romana e, di sicuro, arroccamento longobardo nel VI° secolo. Nel 1305 divenne dominio dei Brancaleoni di Castel Durante e quindi dei Della faggiola, costretti a restituirlo alla Santa Sede nel 1355 quando i Frontinesi giurarono fedeltà al cardinale Egidio Albornoz. Nel 1390 fu infeudato ad Antonio da Montefeltro da parte di papa Bonifacio IX°, ma il Malatesta glielo tolse. Tornò definitivamente sotto Urbino nel 1440. Nel 1552 sostenne vittoriosamente un assedio portatogli dai Fiorentini in guerra contro gli Urbinati. Dopo essere stato unito a Carpegna acquistò autonomia amministrativa nel 1947.
Situato ai confini degli antichi centri di Cagli, Gubbio e Urbino, Frontone fu certamente abitato fin dai tempi più remoti. Il documento più antico oggi conosciuto che ricordi espressamente Frontone è del 7 luglio 1072. Frontone è poi citato in documenti del 1081 e del 1218 inerenti a privilegi concessi all’eremo di Fonte Avellana ed il castello appartenne ai signori di cagli sino al 1300 quando se ne impossessarono i Gabrielli. Cecciolo Gabrielli resistette al duca Guidantonio da Urbino e il 26 giugno del 1420 venne impiccato sopra la Porta del Ponte Marmoreo di Gubbio. Salvo una breve dominazione malatestiana, rimase ad Urbino fino al 1530 quando venne infeudato da Francesco Maria della Rovere a Giovanni della Porta. Nel 1944 divenne comune autonomo.
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