Storia dei comuni

A, B, C, D, E, F, G, H, I, J, L, M, N, O, P, Q, R, S, T, U, V, Z


C

۶- Cagli
۶- Caldarola
۶- Camerano
۶- Camerata Picena
۶- Camerino
۶- Campofilone
۶- Camporotondo
۶- Cantiano
۶- Carassai
۶- Carpegna
۶- Cartoceto
۶- Castel Colonna
۶- Castel di Lama
۶- Castel Planio
۶- Castelbellino
۶- Casteldelci
۶- Castelfidardo
۶- Castelleone di Suasa
۶- Castelraimondo
۶- Castel Sant'Angelo Nera
۶- Castignano
۶- Castorano
۶- Cerreto D'Esi
۶- Cessapalombo
۶- Chiaravalle
۶- Cingoli
۶- Civitanova Marche
۶- Colbordolo
۶- Colli del Tronto
۶- Colmurano
۶- Comunanza
۶- Corinaldo
۶- Corridonia
۶- Cossignano
۶- Cupra Marittima
۶- Cupra Montana

 


Cagli

Posta alle falde del monte Petrano, alla confluenza dei territori Bosso e Burano, Cagli vanta antichissime origini come testimonia il suo nome primitivo Cale. Vari ritrovamenti archeologici avvenuti nel suo territorio, attestano la presenza in esso degli Umbri, degli Etruschi e quindi dei Galli Senoni. Dopo la battaglia di Sentino (295 a.C.) passò sotto il dominio dei Romani, che l’eressero a municipio. Caduto l’impero romano, dalla dominazione dei Goti passò ai Bizantini, che l’aggregarono alla Pentapoli mediterranea assieme ad Urbino, Fossombrone, Jesi e Gubbio. Per la sua posizione strategica sulla Flaminia fu per lungo tempo contesa coi longobardi e dagli stessi bizantini, finché nel 775, con la donazione di Pipino re dei Franchi, entrò a far parte del patrimonio della Chiesa. Erettasi in comune autonomo, nel XIII° secolo a causa di interne lotte politiche tra guelfi e ghibellini, nel 1287 Trasmondo Brancaleoni la distrusse: nel 1289 venne trasferita e riedificata nel luogo attuale per volontà del Pontefice Nicolò IV°, assumendo per qualche tempo il nome di Sant’Angelo Papale.

Nella seconda metà del XV° secolo passò sotto il potere della famiglia dei Montefeltro di Urbino: in  questo periodo sorse a Cagli una delle prime tipografie d’Italia e Francesco di Giorgio Martini vi costruì una poderosa rocca di cui resta il torrione ellittico. Fu quindi dominata da Cesare Borgia (1502-1503) e dai Medici di Firenze (1513-1521), ma, a parte queste due parentesi, restò con la signoria urbinate sino al 1631 quando fu devoluta allo Stato Pontificio.

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Caldarola

Un centro abitato romano nella zone di Pievefavera è attestato dal ritrovamento di reperti archeologici. dominata prima dall’Abbazia di San Clemente, Caldarola passò poi nella metà iniziale del Duecento a Camerino.

Il centro venne distrutto nel 1259 da Manfredi e dal Quattrocento seguì destini dello Stato Pontificio. Il toponimo sembra derivi dalle sorgenti termali, di cui però non si ha più notizia a partire dal secolo XVI°. Caldarola annovera tra i propri cittadini famosi il pittore Durante de Nobili, vissuto nel XVI° secolo, e i De Magistris, una famiglia di artisti dediti all’arte della pittura e della scultura, che ha vissuto il suo massimo fulgore nei secoli XVI e XVII.           

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Camerano

Ricco di tradizione, Camerano è stato culla della civiltà picena, fiorente castello medievale e centro privilegiato nel Settecento. Ne fanno fede i primi insediamenti risalenti all’età neolitica, le innumerevoli tombe picene rinvenute, le sparse vestigia romane, il vecchio castello (l’antico “castrum” arroccato sul Sassone), i resti della chiesta di Sant’Apollinare testimonianza dei vari possedimenti quivi esercitati dalla chiesa di Ravenna, le memorie della presenza di monaci di Portonovo e di Valdicastro e di un convento di monache, l’artistica e monumentale chiesa di San Francesco. Nell’ultimo secolo di storia il paese si caratterizza per le sue innumerevoli attività economiche: dai laboratori di voci e armoniche, di busti e berretti all’inizio del secolo alle successive fabbriche di fisarmoniche di Scandelli e alle camice della Cooperativa Imperia, fino alle lavorazioni di oggi nel campo del mobile, del pellame e dell’artigiano in genere, il nome di Camerano acquista fama internazionale per la qualità pregiata delle sue produzioni.

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Camerata Picena

La storia di Camerata Picena si identifica nelle vicende storiche legate a questa città. Il dominio di Ancona su Camerata cessò nel 1816 con la restaurazione pontificia; il paese fu allora definitivamente sottratto alla giurisdizione anconetana divenendo indipendente. Diversi furon i tentativi di aggregare il comune di Camerata Picena a quello di Ancona. Il comune poté nascere solamente nel 1947.

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Camerino

Camerino era anticamente popolata dagli umbri, poi entrò nell’orbita di Roma. Nel periodo della dominazione longobarda fece parte del ducato di Spoleto, divenendo ai tempi di Carlo Magno il capoluogo della Marca superiore. Verso l’anno mille il suo ruolo di  primaria importanza era già riconosciuto. Sotto il dominio della famiglia Tuscolo e poi dei Guarnirei nel XII° secolo, Camerino si affermò come libero comune.

Nel 1247 partecipò alla lega con Ancona e Recanati contro i ghibellini che facevano capo a Macerata, Matelica, Jesi e Osimo. Pochi anni più tardi fu costretta subire una distruzione per mano di Percivalle Doria. Il centro venne così ricostruito dai Varano, signori riconosciuti dallo stato Pontificio per tre secoli. Il dominio in questo periodo fu esercitato dalla suddetta famiglia su un territorio alquanto vasto, comprendente tra gli altri borghi anche Macerata e Senigallia. Camerino toccò in questi anni un indice di sviluppo economico e culturale mai più eguagliato nella sua storia. Dopo una rapida apparizione di Cesare Borgia, il territorio elevato a ducato, fu annesso da Paolo III° all’Umbria. Il riconoscimento dell’università risale al periodo pontificio: la Bolla di Benedetto XIII° è datata infatti 1727. L’università divenne libera col Regno d’Italia e statale in tempi recenti.

La tradizione culturale di Camerino nel medioevo e in epoca rinascimentale è associata ad una vera e propria scuola pittorica, della quale Arcangelo di Cola, Giovanni Boccati e Girolamo di Giovanni sono i massimi rappresentanti.

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Campofilone

Campofilone nel medioevo si chiamava “Campus Fullonum” (campo dei tintori) e fu feudo dei monaci di Frafa nel X° secolo, che posero il loro centro in Santa Vittoria in Matenano. Nel 1221 professò obbedienza a Fermo. Nel 1340 ottenne la cittadinanza fermana e la facoltà di darsi statuti propri. Pio V° lo distaccò da Fermo e lo pose alle dirette dipendenze della Santa Sede.

Nel 1537 papa Gregorio XIII° lo restituì a Fermo. Campofilone però gode lo stesso degli antichi patti di cittadinanza. In seguito si resse con leggi proprie fino alla caduta del potere temporale dei papi (1860), al tempo in Valerio, commissario regio per le Marche, si occupò personalmente dell’Abbazia e delle sue rendite.

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Camporotondo di Fiastrone

Durante l’ultimo periodo dell’Impero Romano di Occidente, Camporotondo, come tanti altri agglomerati abitati dell’Italia centrale, era un piccolo centro agricolo giuridicamente autonomo inserito nello stesso tessuto dell’Impero e legato ad esso. Più tardi, dopo la caduta dell’Impero, agli inizi del Medioevo, quindi agli albori del potere temporale dei papi, si trasformò in “castrum”. Prima del Mille, un incendio distrusse l’abitato, che però fu interamente ricostruito per volontà dei stessi cittadini. Nei primi secoli del potere temporale dei papi conservò la sua fisionomia di “castrum” finché, tra il 900 ed il 1000, si eresse a comune. Adottò liberamente i suoi statuti, che ci sono pervenuti, datati 1322 e 1366. Detti statuti sono considerati tra i più antichi dell’Italia centrale.

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Catiano

Nel territorio del comune si sono rinvenuti materiali di età neolitica, ma la città ha preso origini dall’antico centro umbro di Luceoli, posto presso l’attuale frazione di Pontericcioli (Pons Luceoli) e distrutto nel 996 da Ottone III°. Gli abitanti si rifugiarono allora parte nel castrum Macrani, (Colmatrano) e parte nel castrum Canthiani. Cantiano riuscì ad ergersi libero comune dopo la donazione fatta agli eugubini da parte di Federico II° nel 1244. Nel 1280 finì nuovamente sotto Gubbio, ma nel 1383 passò ai signori Gabrielli che solo dopo un lungo assedio cedettero la città al conte Antonio da Montefeltro.

Dopo essere passata allo Stato Pontificio, ne seguì le vicende fino al 1860, quando andrà a far parte del Regno d’Italia.

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Carassai

Il paese carassi era sotto il dominio dei Brunforte all’inizio del XIII° secolo (castrum Guardiae). IN seguito passò al controllo di Matteo d’Acquaviva nel 1252, per tornare poco dopo nuovamente alla famiglia Brunforte.

Furono proprio i rappresentanti di questo casato a cederlo nel 1321 a Fermo.  il destino di Carassi rimase però quello di un borgo oggetto di contesa: nella seconda metà del XIV° secolo, il paese era ancora in bilico tra dominio dei Brunforte e quello di Fermo. Carassi dovette anche subire un saccheggio da parte delle milizie del vicelegato della Marca, un atto bellico datato 1549.

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Carpegna

Il nome deriva forse dalle foreste di carpini che rivestono il monte. Sin dall’alto Medioevo fu feudo dei Conti Carpegna (Ottone I° nel 962 li riconfermò) e ricorda solo una breve parentesi sotto Federico da Montefeltro. I Carpegna rimasero ad esercitare il loro potere sino al 1749 quando, finita la discendenza maschile, la città passò ai Gabrieli che solo nel 1819 vendettero i loro diritti alla Santa Sede.

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Cartoceto

La sua storia si perde nella notte dei tempi e ne fanno fede sporadici ritrovamenti archeologici (un’iscrizione romana oggi ad Urbino fu trovata presso l’antica Pieve) che si vorrebbe avvallassero l’antica leggenda di un gruppo di Cartaginesi scampati alla battaglia del Metauro (anno 207 a.C.) e rifugiatisi sulle pendici un tempo boscose delle colline circostanti. Notevole incremento subì comunque il primo nucleo abitato durante il periodo delle invasioni barbariche, quando si ebbe lo spopolamento dei centri vallivi e le popolazioni trovarono rifugio sulle alture, entro le mura turrite dei vari paesi-castello. I documenti ci dicono che anche Cartoceto ebbe nel 1352 una ben munita rocca, voluta da Galeotto I° Malatesta con il benestare del conte Astorgio di Duraforte e affidata da allora ad un capitano con giurisdizione anche sui vicini castelli di Ripalta e Montegiano. Sorgeva tale rocca nella parte alta del paese e per oltre due secoli fu uno dei capisaldi del territorio di Fano.

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Castelbellino

Le prime notizie dell’attuale castello risalgono al secolo XI°, quando si chiamava Morro Panicale. Il nome di un’altura alle cui pendici si coltiva il panico, non evoca come si è spesso affermato un ipotetico tempi al dio Pan. Testimonianze d’epoca romana in via Mattonato; nella frazione Pianello in diverse tombe sono stati trovati manufatti che testimoniano un intenso commercio a cominciare dal VI° secolo a.C. con i Greci provenienti da Ancona e Numana, con gli Etruschi, gli Umbri e i Galli. Nel 1194 il conte Trasmondo di Morro Panicale fece atto di soggezione a Jesi, nel cui contado Castelbellino rimase fino al 1808. Agli inizi del secolo XIV° si rifugiarono nel castello, rifondandolo, gli esuli ghibellini di Jesi che gli dettero il nome di Castelghibellino, da cui Castelbellino.

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Castel Colonna

Le origini di Castel Colonna sono ancora incerte. L’ipotesi più accreditata è che sia stato fondato dai profughi dell’antica città di Suasa, distrutta da Alarico nel 409. Si può dedurre che alcuni di essi si accamparono sulle colline del territorio, costruendo una fattoria fortificata. Già all’epoca di Carlo Magno il castello di Tomba, come era chiamato, raggiunse una certa importanza, divenendo sede di contea. Per tutto la’lto medioevo il castello di Tomba vide avvicendarsi vari governi, da Venezia a Ferrara, da Ravenna ai Montefeltro. La signoria dei Amaltesta è comunque quella che ha lasciato maggiori tracce: fu proprio sotto il loro dominio che venne costruita la cinta muraria, completata del 1457 con la torre Malatestiana.

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Castel di Lama

Osservando il materiale di frantumo raccolto, gli insediamenti dell’uomo preistorico nella zona di Castel di Lama hanno avuto carattere di continuità dal neolitico fino a tutta l’età del bronzo e agli inizi dell’età del ferro. In epoca medievale il destino del paese non fu molto dissimile da quello di Ascoli. Nel 1538 venne distrutta dalle milizie pontificie. In seguito il territorio rimase feudo degli Odoardi al secolo XIX°.

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Casteldelci

In alcuni documenti del secolo XII° è citato come Casale d’Ilice e, prima di passare ai Della Faggiola, fu sotto il dominio temporale dei vescovi di Montefeltro. I Della Faggiola, confermativa Ludovico il Bavaro, esercitarono il loro potere sin verso il 1400. Fu poi Nicolò dei Perfetti e quindi entrò a far parte dello Stato urbinate seguendone le sorti. Si narra che il conte di Rapachè, gaudente e fido condottiero di Carlo Magno, passato in questi luoghi, facesse incetta di vergini. Da questo fatto deriva il neologismo “Rapasceto” per indicare confusione e disordine.

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Castelfidardo

Noto come “Patria della fisarmonica”, ha un ricco passato storico, le cui testimonianze si pongono dall’età romana per arrivare ai Longobardi fino al toponimo “Vualdum qui vocatur de Fico” (anni 847-850) da cui, con tutta probabilità, il nome di Ficardo o Ficcardo con cui il castello viene menzionato nei testi dei secoli XII° e XIII° quando, rotto ogni rapporto di dipendenza da Osimo, diventò libero comune. E proprio fin da secolo XIII° l’abitato, diviso nei terzieri del Cassero, del Verugliano e del Montebello si distese sopra l’asse della dorsale collinare assumendo una tipica disposizione a fuso.

il passato storico di questo comune ha tra i suoi momenti determinanti quello esaltante del 18 settembre 1860, quando fu sede della battaglia, che porta il suo nome, tra l’esercito pontificio del generale Lamoricière e quello piemontese del generale Cialdini. Uno scontro le cui conseguenze furono di vasta portata storica. Ancora oggi, questa battaglia viene studiata da esperti militari sia sui testi e testimonianze che sul terreno stesso. Purtroppo un altro conflitto bellico doveva ben più gravemente incombere sul luogo dove, fino al 4 luglio 1944, giorno della Liberazione, tanti episodi di coraggio e sacrificio segnarono una località che ritornò ad essere punto strategico militare, con pesante tributo di sangue, pagato da civili e militari.      

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Castelleone di Suasa

Suasa è antica città, prima celtica, e poi romana, che ha dormito per lunghi secoli in abbandono a Pian Volpello di Castelleone di Suasa in riva al Cesano. Strade, ville patrizie, infrastrutture urbane ed un imponente anfiteatro danno una precisa idea dell’importanza e dimensione di una città ricordata anche dagli storici antichi. recenti campagne di scavo hanno riportato alla luce reperti archeologici significativi che, aggiunti a quelli recuperati fortuitamente nel passato, costituiscono una fonte di lettura della parabola storica di Suasa snodandosi tre il III° secolo a.C. ed il V° secolo d.C. Settecento anni di storia, prima della morte fisica del municipio romano, ancora leggibili negli strati archeologici suasiani. Quanto è venuto alla luce finora ci parla di una città fiorente, dedita alle attività produttive, all’agricoltura, alla manifattura ed ai commerci che avevano reso possibile un elevato tenore di vita per i suoi abitanti. Ne danno testimonianza le ricche dimore gentilizie adorne di marmi policromi di importazione e di meravigliosi mosaici.

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Castelplanio

Castelplanio sorse nel medioevo. Il borgo fortificato, munito di castello, resistette agli attacchi di Francesco Sforza per molto tempo, ma poi dovette capitolare nel 1443. Non passò molto tempo allorquando il paese fu assalito e occupato dal Piccinino, che mise il borgo a ferro e fuoco. Gli abitanti scampati la riedificarono. Castelplanio si alleò così a Jesi, del quale cercò la protezione. Da allora seguì le vicende storiche del centro più importante.

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Castelraimondo

Nel 1311 Raimondo di Attone, rettore generale della Marca Anconetana per incarico della Chiesa, chiese il permesso di costruire il castello ai capitani di Camerino a guardia e difesa della valla del Potenza. Di tutto il complesso civile e militare rimane la torre maestra detta Càssero. Nel 1873, accanto al Càssero fu costruito il palazzo Comunale attuale. Delle vecchie mura di cinta resta intatta la parte cui si uniscono la chiesa e la casa parrocchiale di San Biagio nonché il tratto che fiancheggia la via Bottacchiari che dal comune conduce alla parrocchia. Naturalmente il comune come unità amministrativa ha avuto inizio dopo il 1860 con l’unità d’Italia. Stemma del comune è la torre del Càssero, alta in origine 44 metri. Oggi benché incompleta è il punto più alto del paese. È probabile che l’uso delle scale di corda proprie dei vascelli, abbia dato alla torre il significativo nome di Càssero.

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Castel Sant'Angelo sul Nera

Il territorio di Castelsantangelo sul Nera fu compreso nel XII° secolo al dominio del castello di Nocelleto, ceduto al comune di Visso da Tibaldo di farfolo nel 1255. Il nucleo abitato si sviluppò intorno al nuovo castello, costruito nella seconda metà del Duecento. Castelsantangelo divenne una delle cinque Guaite, che insieme costituivano la comunità vissana. Praticamente il borgo ricalcò l’evoluzione storica di Visso, al quale è sempre rimasto legato da un cordone ombelicale che si è spezzato soltanto in tempi recenti. Nel 1912 Castelsantangelo sul Nera ottenne l’autonomia amministrativa.

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Castignano

 Il nome è stato dato al comune da “lucus castineanus”: bosco di castagni. Nel secolo XI° faceva parte del Presidiato Farnense e nel 1370-80 fu possedimento di Boffo di Massa Lombarda, prima di entrare a far parte dei territori della Chiesa. Popolo orgoglioso, nella fine del secolo XV° resistette anche ad Ascoli che voleva annetterlo.

La natura calanchifera del suo terreno ha proposto, da sempre, problemi di stabilità. di consolidamenti dell’abitato e di riparazione alla rete viaria colpita da smottamenti e movimenti franosi. Ma, forse, proprio questa costante lotta contro le insidie del suolo ha fortificato il carattere dei castignanesi che si pongono come popolazione assai tenace, industriosa e laboriosa.

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Castorano

Castorano ha sicuramente un’origine molto lontana. Nel suo territorio sono state rinvenute tracce di insediamenti preromani. Nel 1285 il borgo divenne un possedimento di Ascoli Piceno, ma dovette subire una devastazione con conseguente distruzione nel 1489 per mano di Nicola Orsini. Castorano si resse per un breve periodo a signoria con Astolfo Guiderocchi, poi seguì a partire dal Cinquecento le sorti politiche di Ascoli, ricalcandone lo sviluppo storico.

Quello che oggi è il suo capoluogo di provincia ha dunque giocato un ruolo di primaria importanza nell’economia e negli orientameni politici del centro che sorge sul versante di sinistra della bassa valle del Tronto.

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Cerreto d'Esi

Durante le invasioni dei Longobardi gli abitanti di “Tuficum”, sfuggiti al saccheggio e alla distruzione della loro città, cercarono rifugio nelle zone collinari vicine, dando vita a nuovi insediamenti. Così si formò il primo nucleo di Cerreto D’Esi. La torre cilindrica porta ancora il suo nome. Nel Medioevo il castello godette di autonomia legislativa come degli statuti del 1530. Cerreto D’Esi ha seguito sostanzialmente le vicende storiche di Fabriano.

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Cessapalombo

Sulle origini storiche del comune non si hanno fonti certe. Da alcuni documenti risulta che nel XIII° secolo esso era un castello fatto costruire dal cardinale Fineschi nel 1240; disparate sono le concezioni sulle origini del nome. Il territorio è altamente sismico, ed il paese venne raso al suolo dal terremoto del 1799 e in epoca più recente, nel 1951, scosse sismiche generano numerosi crolli. Le tre località di Villa, Tribbio e Valle costituiscono la frazione denominata Montalto, dal nome dell’omonimo castello. Le prime notizie relative a tale castello sono datate IX° secolo. Il castello successivamente passò ai Signori Varano e Rodolfo II° lo restaurò facendovi probabilmente aggiungere la rocca a scopo difensivo. Numerose infatti erano all’epoca le lotta tra signorie. Ricordiamo che il castello di Montalto insieme a quello di Col di Pietra era l’ultimo baluardo tra Varano e i Brunforte di Colonnata, nonché i Magalotti di Piastra ed altra Signorie limitrofe quali Sarnano, Amandola, Ascoli e Fermo.

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Chiaravalle

Rispetto agli altri centri della valle dell’Esino, Chiarvalle si distingue per essere una città nata attorno all’abbazia Cistercense di Santa Maria in Castagnola. L’abbazia risale al 1172, anno della sua consacrazione, ma resti e segni di una abbazia benedettina precedente indicano una presenza ancora più antica. I monaci cistercensi svilupparono un potere religioso ed economico notevolissimo, e la storia di Chiaravvale si lega sempre a questa presenza.

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Cingoli

Erede dell’omonimo municipio romano di Cingulum, si costituì in libero comune già prima del 1191. Notizie di sue leggi statuarie si hanno già nella secoda metà del secolo XIII°. Dal 1375 al 1423 fu governato da vari membri della famiglia Cima, i quali esercitarono il potere in qualità di vicari pontifici. Tornato alle dirette dipendenze del papa nel 1424, fece da allora sempre parte dello Stato Pontificio, seguendone le vicende fino all’unità d’Italia, fatta eccezione per una breve parentesi sforzesca (1433-1447, sotto Francesco Sforza) e per quella napoleonica. Perduta la cattedra vescovile, presumibilmente a seguito delle invasioni gotiche e longobarde, nel 1725 la riottenne “aeque principaliter” con quella di Osimo, nel territorio diocesano della quale città era stato fino ad allora compreso. Unitamente a detta dignità il centro storico riebbe il titolo di città.

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Civitanova Marche

I due centri di Civitanova Alta e Portocivitanova, sede comunale, hanno un’origine che si riannoda con quella del villaggio piceno di Cluana, posto nell’Ager Picenus vicino alla foce del fiume chienti. In epoca romana quest’ultimo centro attraversò un periodo prospero, affermandosi come porto commerciale. L’antenato di Civitanova fu distrutto durante le invasioni barbariche. In seguito venne ricostruito sulle alture più interne come Vicus Cluanensis o Cluentum, avendo uno sviluppo di notevole portata dopo l’anno Mille. Le franchigie sui traffici marittimi concessi al porto degli imperatori Enrico IV° e Federico II°, oltre che dai papi Gregorio IX° e Innocenzo IV° permisero al centro di avere una crescente importanza economica. Civitanova entrò in lotta con Fermo nell’ultima parte del XIII° secolo per i diritti sul porto. Il dominio di Civitanova passò poi ai Malatesta di Rmini, ai Varano di Camerino e infine allo Stato Pontificio. Papa Giulio III° nel delegò la gestione politica verso la metà del XVI° secolo alla famiglia Cesarini, per favorire la quale il territorio fu elevato a rango di marchesato da Pio IV°. In seguito Civitanova divenne anche Ducato.

portocivitanova di oggi acquisì lo status di comune nel 1913, ma nel 1938 perse di nuovo l’autonomia amministrativa, aggregandosi con Civitanova Alta al comune di Civitanova Marche. Attualmente il centro resta di primaria importanza nell’economia marittima della regione, grazie alla quantità del pescato. Il porto-rifugio è ampio e attrezzato. Notevole è anche l’apporto del turismo e della piccola e media imprenditoria industriale. Tra i personaggi illustri che hanno visto i propri natali in questo centro va segnalato Annibale caro, letterato del Cinquecento.

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Colbordolo

Il suo nome, probabilmente, significa “piccolo borgo sul colle” e la sua origine  è antica. È nominato per la prima volta in un documento del 1216. Fu sotto la signoria dei Montefeltro e nel 1446 fu espugnato e messo al sacco da Sigismondo Malatesta. Seguì poi sempre le vicende del ducato d’Urbino. Il paese è situato sulla valle a sinistra del torrente Apsa Affluente del Foglia . La natura del territorio è collinare ed è segnalata la presenza di acque sulfuree sul monte di Colbordolo.

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Colli del Tronto

colli del Tronto ha origini alquanto antiche. Una testimonianza di ciò viene da due vaste necropoli picene rinvenute nel suo territorio nella seconda metà dell’Ottocento, frutto di scavi archeologici. Il paese è ricordato per la prima volta in un documento del XVI° secolo. Colli del Tronto non discostò di molto le sue vicende sul piano politico da quelle di Ascoli Piceno, che lo ha sempre compreso nei suoi domini. Questo centro, situato sul versante sinistro della bassa valle del Tronto, ha ripercorso dunque lo stesso cammino storico dell’importante città al pari di numerosi altri borghi della zona.

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Colmurano

Colmurano nacque nell’alto medioevo come borgo fortificato. Attorno al X° secolo divenne poi un feudo del conte Flaminio, il quale era legato da vincoli di sangue con i Gualtieri di Tolentino. Colmurano restò quasi sempre sotto la giurisdizione di Tolentino, centro col quale ha in comune uno sviluppo storico del tutto simile. Nel centro di Colmurano sono presenti evidenti testimonianze del periodo medievale, nel quale il borgo venne cinto con una costruzione a carattere difensivo al fine di reggere l’urto contro le truppe nemiche.

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Comunanza

Nel territorio di Comunanza sono stati rinvenuti in passato resti di terme romane. Il paese, la cui pianta è triangolare, lambita su due lati da un gomito del fiume Aso, venne fondato dal popolo degli ascolani nella prima metà del Trecento, dopo la distruzione di monte Passillo. Comunanza si diede propri statuti, pur restando legata a doppio filo alle vicende di Ascoli Piceno. Nel Cinquecento per quattro anni Comunanza fu dominata in via diretta dal legato della Marca. In essa nacque nel XVI° secolo l’artista Sebastiano Grezzi, il quale fu pittore, intagliatore ed architetto nel corso della sua carriera.

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Corinaldo

Castello di origine medievale, Corinaldo si costituisce in libero comune alla fine del XII° secolo. Nel Duecento vive l’età delle lotte tra comuni parteggiando sia per la fazione guelfa che per quella ghibellina. Nel 1219 combatte contro Cagli, nel 1248 si sottomette alla potente città di jesi, nel 1291 infine le viene riconosciuto dal pontefice Nicolò IV° l’autonomia comunale con la concessione di ampi privilegi. Nel secolo successivo, dopo aver assistito alla fine delle libertà comunali e alla nascita del potere signorile, viene distrutta nel 1360 dalle milizie guelfe di Galeotto Malatesta. Sette anni dopo Urbano V° ne autorizza la ricostruzione e infeuda il castello di Nicolò Spinelli. Corinaldo passa quindi nelle mani di diversi signori fino a quando nel 1448, dopo aver cacciato il Cattabrgia e dopo aver sottoscritto alcuni capitoli, torna sotto il governo della chiesa che conferma l’autonomia politica del comune, d’ora in poi retto da una oligarchia di tipo aristocratico. Nel 1517 Corinaldo sostiene, per venti giorni e vittoriosamente l’assedio portato alle sue mura dal Francesco Maria I° della Rovere meritandosi la riconoscenza da Leone X° che le conferisce il titolo di città che le verrà confermato il 20 giugno 1786 da Pio VI°. Di notevole interesse sono le mura urbane (munite di porte, torri, baluardi e bastioni, e le meglio conservate della regione) e la configurazione urbana del castello, per due terzi medievale ed imperniata sull’asse portante della Piaggia e delle Cento Scale, e per la parte restante rinascimentale (1485-1490) caratterizzata da ampie strade diritte e tra loro ortogonali.   

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Corridonia

Corridonia nacque in seguito alla distruzione della città romana di Pausala, avvenuta nel V° o VI° secolo, citata da Plinio e Nell’”Itinerarium Peuntigerianum”, oltre che negli atti di un sinodo del 465. Il borgo esisteva già quando fu redatto un documento del 1115. Successivamente si andò sviluppando attorno ai poli aggragativi del castello e della chiesa di Santa Maria in Castello, raggiungendo nel Trecento il massimo fulgore. Gli Sforza occuparono Corrdonia nel 1433: fu l’inizio del suo decadimento economico. Il toponimo fu Montolmo fino al 1851, quando venne elevata a città da papa Pio IX° col nome di Pausala. Nel 1931 mutò ancora nome ricalcando quello di Filippo Corridoni, sindacalista e interventista morto sul Carso nel 1915.

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Cossignano

Cossignano è posto sul culmine di un poggio da cui si irradiano diverse piccole valli. Il borgo è ancora oggi cinto dalle mura, edificate in epoca ,medievale. Il paese fu dominato in passato dall’abbazia di Farfa, la quale lo infeudò a signori locali nel corso del XII° secolo. Cossignano entrò a far parte dei possedimenti ascolani nel 1321, per essere poi occupato quattordici anni più tardi dai Fermani. Il borgo ritornò ad Ascoli Piceno, in onore ad un’alternanza di dominio che in questa fase non trovò una soluzione di continuità.

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Cupra Marittima

Tra le rughe della terra, le crepe delle sue mura e dei suoi dirupi vi si possono studiare tutte le epoche storiche: dalla preistoria (paleolitico e neolitico) alla protostoria (civiltà picena), dal periodo romano all’alto Medioevo (san Basso Patrono del paese e protettore dei pescatori), dal Medioevo (Marano) al paese moderno e contemporaneo. Ogni epoca è leggibile e comprensibile grazie al non sovrapporsi delle relative testimonianze. Della preistoria il primo nucleo del museo civico archeologico conserva numerosissimi reperti che pongono la realtà preistorica cuprense in primissimo piano a livello marchigiano. Numerose anche le testimonianze di civiltà picena (IX°-V° a.C.) e di civiltà romana. Il culto alla deo Cupra (da cui trae il nome) era sviluppatissimo e il suo tempio era meta di pellegrini. La popolazione ha registrato cicliche migrazioni dai colli al mare con ritorni in collina, a seconda delle epoche e dei bisogni.

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Cupra Montana

Cupra Montana si adagia su una collina al centro della zona di produzione del Verdicchio classico dei castelli di Jesi. È di origine pre-romana, fondata con tutta probabilità nel VI°-V° secolo a.C.; deriva il suo nome dal culto della dea Cupra cui era dedicato il un tempio, e ritenuta con buone ragioni divinità della fertilità. Dopo lo splendore dell’epoca romana, cadde in rovina al tempo delle invasioni barbariche e della guerra gotica (secolo VI°). Con l’arrivo dei Longobardi fece parte del ducato di Spoleto-Camerino. Sulla sommità della collina cominciò a crescere un piccolo nucleo abitato. Fu Vittorio Emanuele II°§, proclamato re d’Italia, a concedere a Massaccio il cambiamento del nome in Cupra Montana nel 1861. Dal secolo XIII° confluì nel contado di Jesi diventandone il centro più importante.

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