Storia dei comuni
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Barbara sorse come centro fortificato in seguito alla distruzione della città romana di Suasa. Il comune fece parte del territorio di Jesi ed Ancona. Per quanto riguarda l’origine del nome, gli studiosi hanno formulato soltanto delle ipotesi indirette. Nessun documento antico, infatti, offre una soluzione sicura al problema. Lo stesso governatore di Barbara, Telesforo Benigni, inviò a Roma nel 1786 una relazione ricca di riferimenti bibliografici e documentali, affermando però di non conoscere la derivazione del toponimo. Ecco quindi che l’ipotesi più accreditata è che essendo il paese l’ultimo lembo del dominio longobardo di Spoleto, il nome derivi dai barbari, nell’accezione latina del termine.
Prima del 1200, l’abitato si trovava alla base di due alte colline, lungo il piccolo corso di un affluente del rio Maggio, e si chiamava Barte; ma sul principio del periodo francescano, la popolazione, trasportata dall’esempio di quei primi religiosi, trasportò la dimora alla sommità del colle, perché più sano e arioso e più atto alla difesa. Nel 1400 questo castello apparteneva ai duchi di Urbino; nel 1600 andò sotto il governo della Santa Sede, la quale ne prese il possesso a mezzo del cardinale Giulio della Rovere, e per tale solenne circostanza fu innalzato l’arco trionfale all’ingresso del paese. In questo tempo fu costruita, per munificenza di cittadini, la chiesa di sant’Ubaldo che venne inaugurata nel 1606.
Il castello venne fondato nel XII° secolo e passò subito sotto la giurisdizione di Camerino. La sua denominazione deriva dalla sua felice posizione strategica “Bel Forte”, una bella fortezza lungo la vallata del Chienti e del Piastrone. Nel XIII° secolo (1255), il castello fece lega con Tolentino e nel 1256 i Belfortesi consegnarono le chiavi del castello al podestà di Tolentino. Nel 1260 Enrico Ventimiglia cedette definitivamente Belforte a Tolentino. Nel 1435 il paese passò a Francesco Sforza e nel 1442, dopo un assedio di 20 giorni, N. Piccino tolse il castello allo Sforza. Tra i personaggi illustri si annoverano Teodoro Angelucci medico e filosofo, ha tradotto l’Eneide. Ignazio Angelucci, frate vissuto all’ombra dell’avo ha pubblicato la traduzione integrale dell’Eneide.
Belforte faceva parte della Pieve di San Lorenzo fin dal VII° secolo. Quindi il “castrum” Belfortis appartenne alla Massa Trabaria fino a quando venne recuperato allo Stato della Chiesa da Papa Giovanni XXII°. Nel 1353 ci furono anche dei rappresentanti nel comune tra i firmatari della pace stilata tra il legato pontifizio Giovanni Visconti ed alcuni comuni della Toscana. Nel 1356 tornò a far parte dello Stato della Chiesa per opera dell’Albornoz e soltanto dopo un breve periodo venne inglobato da Urbino. Nel 1440 arrivarono i Malatesta di Rimini, prima che il centro venisse assegnato a Guidantonio di Montefeltro, stato del quale Belforte seguì le sorti. Fino al 1862 si chiamò solo Belforte, un nome che deriva dall’antica famiglia di Beaufort.
Belmonte Piceno è sorto nel VII° secolo a.C. come testimoniato dalla necropoli, e venne conquistato nel 258 a.C. dai Romani. Il nome di Belmonte Piceno fu dato dai monaci farfensi dopo le devastazioni barbariche. Nel 1263 il castello di Belmonte venne assoggettato dai Fermani; qui risedettero Riccardo Brunoforte cadetto dei signori di Sarnano e Loro e Tommaso Rubei capitano di ventura.
Belvedere Ostrense fin dalla prima metà del XII° secolo era un castello fortificato e dominato da un feudatario laico. Fino alla metà del secolo XII° Belvedere appartenne al contado di Senigallia e alla fine del secolo entrò a far parte del contado di Jesi. Negli anni che seguirono conobbe il dominio di diverse signorie; i Boscareto, i Malatesta, i Montone, gli Sforza, quando intorno al 1451, a causa della setta eretica dei “fraticelli”che si trovavano anche a Belvedere, il papa minacciò di privare il castello della rocca e delle mura. La rocca venne in seguito abbattuta ed anche le mura di levante ed alcuni territori per decisione di Jesi che guardava il castello con diffidenza. Il qualificativo di Ostrense fu aggiunto nel 1862 per volere del consiglio comunale basandosi su una presunta origine della distrutta città romana di Ostra.
Il suo nome deriva dalla città di origine di alcune famiglie emiliane che si stanziarono su questo territorio nel XIII° secolo. Esse erano profughe dalle cruente battaglie politiche tra guelfi e ghibellini. Bolognola fu oggetto di due gravi devastazioni causate dalla natura, esattamente nel 1930 e nel 1933. Filippo Marchetti, famoso compositore, nacque qui nel 1831. Il paese conserva ancora una cinta muraria medievale, testimonianza diretta con le torri cubiche dell’evoluzione storica del borgo. Lo sviluppo del comune ha fatto sì che negli ultimi anni soprattutto, l’economia locale si sia allargata dall’agricoltura al turismo, grazie alla felice collocazione geografica.
Borgo Pace trae le sue origini da Castrum Abbatie del Pian del Laiola, situato alla sommità di un colle. Poi divenne Castel Bavia (Castrum Baviae), il quale fu distrutto in epoca imprecisata e venne riedificato in pianura. Il nuovo abitato prese il nome attuale (Borgo Pacis) forse perché qui furono gettate le basi di quella pace che poi sarà conclusa sul fiume Reno, nei pressi di Bolognola, tra Ottaviano, Antonio e Lepido nel 42 a.C. Borgo Pace si sviluppò attorno al castello e stette sempre sotto il dominio dei Montefeltro, tranne che per una parentesi di due anni in cui fu assoggettato a Città di Castello. Pur reggendosi con statuti creati fin dal 1412, Borgo Pace fu aggregato a Mercatello e tornò comune soltanto nel 1827.
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